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LA POSIZIONE SULL'UCRAINA NON SI DISCUTE: DODIK ABBANDONA LA PRESIDENZA

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 La seduta odierna della presidenza bosniaca è stata interrotta dall'abbandono del membro serbo, Milorad Dodik, causato dall'indisponibilità degli altri due membri (il croato Komsic ed il bosgnacco Dzaferovic) a ridiscutere la posizione ufficiale della BIH sull'aggressione russa all'Ucraina (fonte:  N1 English ).  Dodik ha sostenuto, fin dal primo giorno di guerra, che la BIH dovesse mantenere una posizione neutrale e dovesse sostenere gli sforzi per il dialogo tra Russia ed Ucraina, senza però emettere nessuna condanna netta nei confronti delle azioni di Putin. Differente la posizione di Komsic e Dzaferovic, che invece condannano senza appello Putin, in linea con i Paesi della UE. Durante la seduta poi interrotta, Dodik ha accusato gli altri due membri della presidenza di violare la costituzione bosniaca, usando gli ambasciatori a Bruxelles e New York per sostenere esclusivamente le loro posizioni, sulle quali non c'è accordo nella presidenza stessa. Successivament...

GUERRA IN UCRAINA: IL PUNTO SUI RISCHI BELLICI ED ECONOMICI IN BOSNIA

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 In Bosnia Erzegovina ricorreva oggi il giorno dell'indipendenza (festività nazionale, ma celebrata in realtà solo in Federazione BIH ed ignorata, quando non osteggiata, in Republika Srpska), in un clima di grande incertezza e preoccupazione. La guerra in Ucraina sta generando ulteriore, grave, instabilità politica: mentre a Sarajevo si manifesta contro la guerra, il membro serbo della Presidenza, Milorad Dodik, rende noto di aver avuto un colloquio telefonico col ministro degli esteri russo Lavrov, venerdì scorso, senza però rivelarne il contenuto, ma facendo riferimento all'implementazione di alcuni (non ben definiti) accordi stretti con Putin nel dicembre 2021 (fonte:  Klix.ba ) Oltre al rischio di un'escalation militare (che ha portato EUFOR ad un aumento simbolico, ma comunque consistente, di forze presenti nel Paese: si è passati da 600 a 1100 unità), le preoccupazioni più immediate sono di natura economica e derivano immediatamente dalle pesantissime sanzioni imposte...

GUERRA IN UCRAINA: LE POSIZIONI NEI BALCANI OCCIDENTALI

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 Mentre si attendono, con poche speranze di successo,  i colloqui tra le delegazioni russa ed ucraina a Gomel (Bielorussia) e mentre in tutta Europa si tengono imponenti manifestazioni per la pace (molte le persone in piazza anche a Sarajevo e Belgrado, in questi giorni), mi sembra utile segnalare questo  dettagliato articolo di Pietro Aleotti per East Journal . Già da diversi giorni, sul Blog, ci stiamo occupando del possibile "secondo fronte" nei Balcani occidentali, seguito all'invasione russa dell'Ucraina. L'articolo di Aleotti amplia la prospettiva, dettagliando oltre la Serbia e la Bosnia Erzegovina le posizioni e la situazione politica interna di tutti i Paesi ex-jugoslavi e dell'Albania. In attesa di notizie da Gomel, vi auguro buona lettura.

GUERRA IN UCRAINA: LA POSIZIONE UFFICIALE DELLA SERBIA

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 Venerdì sera, dopo molte ore di temporeggiamento ed incertezza, il presidente serbo Aleksandar Vucic si è finalmente presentato in conferenza stampa ed ha dettagliato la posizione ufficiale della Serbia riguardo all'invasione russa dell'Ucraina. Tale posizione è destinata ad avere riflessi molto importanti su tutti i Balcani occidentali: la Serbia è il Paese più vicino alla Russia dell'intera area, e a sua volta può influenzare fortemente la politica di Bosnia Erzegovina, Montenegro e Macedonia del Nord. Come era ampiamente prevedibile, Vucic non ha pronunciato una netta condanna dell'invasione russa e pur affermando di riconoscere e sostenere l'integrità territoriale dell'Ucraina, ha rifiutato di unirsi ai Paesi dell'Unione Europea (all'ingresso nella quale la Serbia è candidata) nel comminare sanzioni alla Russia: ciò, ha detto, sarebbe contrario agli interessi della Serbia. Vucic ha anche aggiunto di esser conscio che questa decisione non accontenter...

GUERRA IN UCRAINA: C'È UN SECONDO FRONTE NEI BALCANI?

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Fin dal primo colpo sparato dai russi in Ucraina, la situazione interna nei Paesi dei Balcani occidentali si è incendiata, soprattutto in Bosnia Erzegovina e Serbia.  Per comprendere meglio l'intera questione, mi sembra davvero illuminante (e, purtroppo, per nulla tranquillizzante) la lettura di questa  lunga intervista a Sonja Biserko , fondatrice e presidente dell'Helsinki committee for human rights in Serbia. Va ricordato che la Serbia è il Paese balcanico considerato in assoluto più vicino, dal punto di vista geopolitico, alla Russia di Vladimir Putin, sebbene sia candidata all'ingresso nell'Unione Europea.  In attesa della visita, annunciata per il 28 febbraio, del segretario del consiglio di sicurezza russo Nikolai Patrushev a Belgrado, le parole di Biserko cercano di fare chiarezza sul ruolo della Serbia nella complessa vicenda russo-Ucraina. L'intervista è stata pubblicata dal portale Buka di Banja Luka e ripresa in Italia da OBCT. 

LA SECONDA GIORNATA DI GUERRA IN UCRAINA, VISSUTA DA SARAJEVO

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 La guerra in Ucraina, come prevedibile e come accaduto fin dalla prima ora, incendia ulteriormente il già pessimo clima politico della Bosnia Erzegovina. Mentre i cittadini di Sarajevo manifestano pieno supporto e vicinanza alla popolazione ucraina ( qui l'articolo di N1 e le foto ), la politica si divide e si manifestano anche preoccupanti forme di provocazione. Il membro bosgnacco della presidenza bosniaca, Dzaferovic, ha parlato di "giorni neri per l'Europa ed il mondo intero"; il leader dell'HDZ BIH (il partito nazionalista croato di Bosnia), Dragan Covic, ha genericamente fatto appello ad un immediata cessazione delle ostilità, ma quello che manca è una vera, inequivoca, condanna della Russia come invasore. Da parte serba, va anche molto peggio. Non solo non viene espressa una ferma condanna della Russia, ma Dusanka Majkic, una dei rappresentanti serbi alla camera dei popoli, ha addirittura usato la crisi in Ucraina per minacciare indirettamente il proprio P...

UCRAINA: IL PRIMO GIORNO SOTTO ATTACCO, VISTO DALLA BOSNIA

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 La Bosnia Erzegovina, a causa della propria storia recente e della propria attuale situazione politica, è certamente uno dei Paesi europei che guardano con maggior preoccupazione alla guerra in Ucraina. Già dalle prime ore di ieri mattina, si registravano preoccupazione e solidarietà tra i cittadini di Sarajevo, che ai microfoni dei vari canali bosniaci si dicevano sgomenti e partecipi delle sofferenze dei cittadini ucraini, colpiti da una tragedia simile a quella del loro Paese 30 anni fa. In serata, poi, la storica biblioteca di Sarajevo (distrutta da un attentato incendiario nel 1992 e restaurata solo molti anni dopo la guerra)  è stata illuminata con i colori della bandiera ucraina . La classe politica bosniaca, tuttavia, non è per nulla unita nella condanna dell'invasione russa dell'Ucraina ed anzi neppure il governo riesce ad esprimere una posizione comune, col membro serbo della presidenza Milorad Dodik in una situazione molto scomoda, date le sue posizioni da sempre f...