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Visualizzazione dei post da ottobre 9, 2022

SERBIA-UNGHERIA: SI RAFFORZA L'INTESA SU MIGRANTI E PETROLIO

Tra la Serbia di Vucic e l'Ungheria di Orban l'intesa sembra perfetta su due questioni di primaria importanza: migranti e petrolio. Entrambi questi punti mettono a nudo, oltre alle tendenze autoritarie dei due Paesi, macroscopici limiti e falle nella politica dell'Unione Europea. Iniziamo dalla questione petrolio. Con l'entrata in vigore delle nuove sanzioni alla Russia, la Serbia non potrà probabilmente più attingere al petrolio russo attraverso la Croazia (della questione ci siamo già occupati  qui sul Blog ). Belgrado ha dunque deciso di guardare verso Budapest, dove l'amico Orban non negherà la propria collaborazione: i due presidenti  progettano la costruzione di un oleodotto (e in futuro probabilmente anche un gasdotto) che colleghi i rispettivi Paesi, allacciandosi al cosiddetto "oleodotto dell'Amicizia". La parte paradossale di questa vicenda risiede nel fatto che l'Ungheria, pur essendo un Paese membro della UE, ha ottenuto l'esenzion

PER MILANOVIC NON CI SONO DUBBI: HA VINTO DODIK

Mentre è ufficialmente iniziato il riconteggio dei voti per l'elezione del presidente della Republika Srpska, il presidente della Croazia Milanovic non manifesta il minimo dubbio: per lui il vincitore è Milorad Dodik. Intervenendo pesantemente (come suo solito) nelle vicende interne della Bosnia Erzegovina, Milanovic va giù pesante, dichiarando  ai microfoni di N1  che Jelena Trivic (la rivale di Dodik nella corsa alla presidenza) dice "monumentali sciocchezze" e che l'opposizione vuole organizzare una Banja Lika Maidan. I tasselli tornano tutti, anche se fuori dai Balcani occidentali questo tipo di mosaico risulta ai più incomprensibile: Milanovic è un nazionalista accanito, sostiene in Bosnia Erzegovina l'HDZ BIH (per la seconda volta uscito sconfitto dall'elezione per il membro croato della presidenza tripartita) e con HDZ BIH Dodik è sempre andato d'amore e d'accordo nell'ottica di una spartizione di potere che escluda i bosgnacchi e in general

ELEZIONI IN BOSNIA: ALTA TENSIONE A BANJA LUKA E DINTORNI

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Mentre si moltiplicano le segnalazioni di frodi ed irregolarità in migliaia di seggi elettorali in tutta la Bosnia Erzegovina ( qui un riepilogo della situazione da OBCT) , la coda più velenosa di queste elezioni riguarda certamente la carica di presidente della RS, l'entità a maggioranza serba del Paese. Come si ricorderà, la sera del 2 ottobre la candidata dell'opposizione, Jelena Trivic, aveva dichiarato vittoria e nella notte i suoi sostenitori avevano festeggiato per le strade di Banja Luka. L'indomani, però, Milorad Dodik (attuale membro della presidenza tripartita bosniaca e candidato presidente della RS per il partito di maggioranza SNSD) ha a sua volta dichiarato di avere un vantaggio incolmabile sulla Trivic e di essere dunque il vincitore. I risultati definitivi non sono ancora stati resi noti, ma nel frattempo la situazione si è decisamente scaldata. A Banja Luka si sono tenute due grandi manifestazioni dell'opposizione, giovedì e domenica sera. Alla manifes

STOP AL PETROLIO RUSSO: ALTA TENSIONE IN SERBIA

Il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, e la prima ministra Ana Brnabic, accusano apertamente la Croazia di usare per scopi politici la propria adesione al nuovo pacchetto di sanzioni europee contro Mosca. Tale pacchetto, infatti, prevede tra le altre cose la chiusura dei rifornimenti petroliferi russi attraverso l'oleodotto Janaf, che passa in territorio croato, ma al quale attinge abbondantemente la Serbia. La premier serba Ana Brnabic ricorda che Belgrado paga tra i 45 e i 48 milioni di euro all'anno per l'utilizzo dell'oleodotto e che i pagamenti sono puntuali ed  accusa Zagabria di voler influire pesantemente sugli equilibri interni e le decisioni politiche di Belgrado, dato che a causa dell'inaffidabilità croata ora sarà necessario importare soltanto petrolio non russo, con un incremento dei costi che verrà pagato dai cittadini serbi. Naturalmente, il bersaglio delle critiche di Brnabic non è soltanto la vicina Croazia, ma l'intera politica dell